Plastica dalla CO2

La CO2 è generalmente considerata come un problema. La buona pratica della Blue Economy di questa settimana racconta di un progetto concreto che intende trasformare questo problema in una risorsa.

Fino ad ora ci sono solo pochi approcci per l’utilizzo di questo gas ampiamente disponibile, a basso costo, non tossico e non infiammabile come una risorsa per la produzione di nuovi beni.

Questo è esattamente ciò che Geoffrey Coates, un chimico della Cornell University, ha in mente. Ha sviluppato alcuni catalizzatori a base di cobalto, che servono a polimerizzare CO2 prodotta da parte dell’industria. Basandosi sulla sua esperienza ha fondato la Novomer (qui una recente  presentazione dell’azienda).


L’azienda ha recentemente ricevuto un finanziamento di 6,6 milioni di dollari da un fondo di venture-capital e aziende leader come Unilever e il Gruppo DSM stanno già sostenendo questa iniziativa con investimenti importanti. Forse i nostri tubetti di dentifricio saranno presto realizzati da una materia prima che prima minacciava il nostro clima?

Come sempre, per maggiori informazioni consultato il sito dell’iniziativa della Blue Economy o leggete il case history.

2 interventi su “Plastica dalla CO2

  1. mattia

    salve.mi farebbe piacere poter conoscere meglio i progetti elencati in questo sito e avere informazioni su come poter aprire un’azienda di questo genere…

    1. marco Autore

      Buongiorno. Si tratta spesso di start-up o di aziende che detengono brevetti o che stanno sviluppando soluzioni innovative. Le opzioni quindi sono due: andare a lavorare presso queste aziende oppure “inventarsi” un’azienda, partendo da un’idea innovativa. Sul tema “inventarsi un’azienda” ci sarebbe da fare un sito a parte, ci vuole tanta passione, le spalle un pò coperte e una rete di competenze (legali, finanziarie, tecniche). Nulla è impossibile, anche se in Italia forse le start-up non trovano un terreno particolarmente fertile… Aggiungo solo che “innovare” alcune volte vuol semplicemente dire “fare le cose in un altro modo”, con un altro stile, non bisogna per forza trovare materiali o macchinari straordinari, spesso invece è il business-model che vince (anche se, qualcuno direbbe, non sempre il business-model è chiaro e definito all’inizio, si parte in un modo e si arriva da un’altra parte!). Buona fortuna!

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